Istituto di Istruzione Superiore

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La classe 4^C in gita a Trieste – marzo 2015

“Nella città incantata”, è questo quello che d’istinto, associo alla molteplicità di Trieste. Situata fra mari e monti, riprendendo i versi di un grande poeta quale Umberto Saba, per gli amici Poli, la sua specialità quella di trasmettere pacatezza in ogni sua forma più positiva. E convivenza. Esatto.
Trieste accetta, apprezza, convive con mille culture. Cibo, abiti, linguaggio, mimica, gestualità, “storicità”, letteratura.
Trieste è un mélange. Questo per me è.
Passeggi e, magicamente, senti parlare un triestino così di Trieste che fatichi a capire se fa parte del tuo ceppo linguistico o ti domandi se questi umani hanno ben deciso di adottare un altro modo di dialogare. Ed ecco subito che dall’latra parte della riva ti ritrovi una parlata fredda e dura come quella dell’Est.
Strano ma vero.
Un magico tripudio. Ti senti quasi catapultato in un universo completamente diverso dal tuo quotidiano.
Tramonto. Sei di sera. Sei sulla passeggiata che costeggia le rive del mare, quanto ti trovi alla tua destra la magnificenza che ti parla: Piazza Unità, che guarda il mare come un osservatore scrupoloso e sobrio alla ricerca d’ispirazione.
Il modo Audace. I sassi nella loro costanza caldi, è tutto più caldo. Ragazzi che fanno la loro corsetta serale, oppure quelli che cantano e così si chiude la giornata di uno studente, nipote e nonno con le storie così “storiche” che ti viene voglia di aggiungerti di soprassalto per ascoltare.
Tutto. Trieste fa parte del mondo. E ti senti parte del mondo quando passeggi in queste vie immense, tra statue di grandi letterati, biblioteche con registratori di cassa poeticamente bellissimi, biblioteche antiquarie e il loro profumo inconfondibile di vecchio.
Ecco che nella strada capiti davanti al grande Caffè San Marco. È inutile descrivere il desiderio che ti pervade conoscendo la storia: chi lì si e seduto per scrivere, e chi ancora lì si siede. Entri. Il color giallo ocra delle pareti, grandi volte, e leggermente più spostata una piccola libreria. Una di quelle atmosfere riconoscibili. Il profumo di caffè. Ti siedi, già è una bella storia quella, ma il momento più bello è quando chiedi “un capo in B”: lì si che ti senti parte di quella cultura.
Peccato per il nostro incontro con il grande Claudio Magris. Potevamo sederci nell’area vip del San Marco. Vuoi mettere che apoteosi? Beh, legittima.
Percossi un viale lunghissimo, cosparso di alberi sempreverdi, biciclette, ed eccoti catapultato nel mondo delle principesse e delle carrozze cenerentoliane. Un piccolo molo, colmo di barchette. Che voglia di salpare.
Scalinate di un asfalto anzianotto, fino ad arrivare al tripudio di verde. Scorcio sul mare e Castello di Miramare. Altro che Sissi, meglio la Carlotta del Belgio. Il sole che ti bacia seduta sugli scogli.
Entrare nella storia non è mai semplice. Conoscere non è mai un atto tranquillo. Accettare non è mai come ci si aspetta. La Risiera di San Sabba. C’è anche questo a Trieste. Un vecchio campo di smistamento, in cui però i morti sono esistiti senza tanti crucci mentali. Le microcelle, una rosa rossa. Testimonianze ovunque. Lettere di figli che danno l’addio alla loro famiglia. Ceneri dentro ad un contenitore di vetro. Scultura di essere umani, che poi non assomigliavano neanche più a viventi, ma forse a morti con un anima che lottava.
Le mani non sono mai brave quanto gli occhi ad esprimere un’emozione. Scrivere non è paragonabile al sentire immediato. Quindi inutile dilungarsi nella descrizione della povertà d’animo di quelli che hanno optato per la carneficina. Animali. Neanche, di meno.
Ci sono espressioni che nessuno tralascia, che tutti ricordano. Trieste è incantata, e come dice bene una dolce anima di nome Laura, ci si innamora. È un amore puro, ricambiato, non sofferto, gioioso, contento di esserci, senza tanti preamboli.
Viaggiare con una macchina post-it di ricordi. Fotografie. Me ne ricorderò per sempre.